Lo smog causa attacchi di cuore | Airone Italia

Lo smog causa attacchi di cuore

Heart-Attack

Forse la maggior parte delle persone non avrebbe mai immaginato che l’inquinamento atmosferico potesse aumentare il rischio di attacchi di cuore. Invece è così. E si tratta di cuori di persone giovani, sane e in perfetta salute. Uno studio pubblicato pochi giorni fa dalla rivista Journal of the American Medical Association ha scoperto che un calo del livello dell’inquinamento atmosferico registrato durante i Giochi Olimpici di Pechino 2008, è stato connesso con una decrescita dei fattori di rischio per problemi al cuore, infarti, embolie. C’è sempre più allerta dunque per sensibilizzare le persone sulle misure preventive e i comportamenti da adottare.

Gli autori della ricerca hanno attribuito il miglioramento dell’aria nella capitale cinese alla diminuzione del traffico che normalmente congestionava le aree in questione in quello stesso periodo. Esattamente due settimane dopo le Olimpiadi, l’inquinamento atmosferico era ritornato a livelli normalmente elevati, e così anche i fattori di rischio per gli abitanti di Pechino.

Mentre le ricerche precedentemente svolte suggerivano solo una semplice connessione tra il fattore inquinamento e il rischio di infarto “questo studio è diverso perché è il primo che mostra gli effetti dell’inquinamento atmosferico su cuori giovani e in salute,” spiega Junfeng Zhang, professore di salute ambientale e del globo dell’Università di Southern California, nonché uno degli autori della ricerca. “Inoltre mostra come il nostro corpo reagisce rapidamente ai cambiamenti legati all’inquinamento”. I ricercatori hanno infatti analizzato alcuni soggetti prima, durante e dopo i Giochi Olimpici. Ad essere state monitorate, due proteine legate al rischio cardiaco su 125 soggetti nei giorni delle Olimpiadi, in cui le fabbriche erano chiuse e il traffico fortemente limitato. I controlli hanno mostrato che durante i Giochi i livelli erano molto più bassi. A cambiare sono stati soprattutto i livelli di due proteine chiamate fattore di Von Willebrand e Cd62p solubile, oltre alla pressione sanguigna, che è risultata più alta all’aumentare dell’inquinamento, come spiega The Medical Informer.

In una ricerca condotta separatamente, il dottor Tim Nawrot, professore associato della Hasselt University del Belgio, ha portato a termine uno studio durato cinquanta anni riguardante la relazione tra gli attacchi di cuore e l’inquinamento atmosferico. Le sue scoperte non hanno fatto che supportare l’esistenza effettiva e la reciproca connessione dei due fattori. Il professor Nawrot è inoltre convinto che l’impatto può persino essere quantificato. “Condotta su un certo numero di persone, la nostra ricerca ha messo in rilievo il fatto che l’inquinamento atmosferico è paragonabile ad altri fattori potenzialmente scatenanti gli attacchi di cuore, quali l’uso di cocaina, lo stress, lo sforzo fisico, l’eccesso di caffè o alcool”, ha detto Nawrot. “Naturalmente, si può dire che data una certa quantità di popolazione, il 5% degli attacchi di cuore sono scatenati dall’inquinamento atmosferico”.

Alla luce di nuove ricerche condotte sul corpo umano, le maggiori associazioni, quali ad esempio l’ American Heart Association, sono in allerta. “Prima pensavamo che l’inquinamento atmosferico potesse colpire solo i polmoni, ma c’è una grande prova che ci suggerisce che l’inquinamento atmosferico entra in sinergia con altri fattori di rischio, quali diabete, colesterolo alto, fumo, obesità e ipertensione per aumentare il rischio di causare attacchi di cuore”, ha detto il dottor Sanjay Rajagopalan, professore di medicina cardiovascolare dell’Ohio State University e membro dell’associazione chiamata Scientific Statement Committee. “Di per sé stesso, l’inquinamento dell’aria è un fattore che indebolisce il corpo, ma in congiunzione con altri fattori di rischio, può amplificare il sopraggiungere di attacchi di cuore”.

Quindi cosa può essere fatto alla luce di questi ultimi studi? Zhang suggerisce di incrementare l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici e di non uscire quando i livelli di inquinamento dell’aria sono elevati. Rajagoplan dice che la gente dovrebbe focalizzarsi su ciò che può controllare, come la pressione sanguigna, il colesterolo, il diabete e il fumo. Dice anche che sarebbe meglio evitare gli spostamenti non indispensabili e i viaggi in quelle aree colpite da pesante inquinamento atmosferico. Internazionalmente, tra i paesi più colpiti, si trovano inclusi l’India, che si è visto avere i più gravi livelli di inquinamento atmosferico al mondo, seguita da Bangladesh, Pakistan e Cina. I dati provengono dall’Environmental Performance Index, classifica 2012 condotta dalle università di Yale e della Columbia.

Fonte: Gaianews.it

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